lunedì 1 giugno 2015

Segnalazione/Intervista a Gianluca Masala, autore di "Le fiabe della notte"

Salve a tutti, lettori di Pagine delle nostre vite. Oggi vi segnalo una raccolta di racconti che piacerà di certo agli amanti dell'horror: si tratta di "Le fiabe della notte", scritta da Gianluca Masala ed edita da Lettere Animate. Non mi dilungo oltre nella presentazione perché, più sotto, ci sarà anche l'intervista all'autore. Eccovi quindi, prima di tutto, la segnalazione.
 
 
Titolo: Le Fiabe della Notte
Autore: Gianluca Masala
Editore: Lettere Animate
Anno di pubblicazione: 2015
Genere: Thriller / Horror
Pagine: 168
Prezzo: 1,49
Contatti:
www.lacimice.it (blog personale)

 
 
Sinossi: 
Una serie di racconti a sfondo horror drammatico che vede protagonisti molti personaggi che risiedono nelle città italiane e quindi molto vicini alla realtà in cui viviamo. Un mosaico di emozioni che vuole essere una lettura interessante e stimolante anche in grado di far riflettere sulle problematiche sociali. Sono presenti tanti racconti scritti e ideati per portare il lettore in un mondo di incertezza e colpi di scena in pieno stile horror che gli amanti del genere non potranno non apprezzare.
 
- Biografia:
Gianluca nasce a Cagliari nel Settembre del 1986. Si appassiona alla scrittura fin dalle scuole elementari stimolato da una maestra che scopre in lui una creatività molto sviluppata che però non viene molto compresa dagli insegnanti che incontra nel corso di studi. Collabora per anni con vari blog che gli consentono di dedicarsi in tutto e per tutto alla scrittura giornalistica e cinematografica.
 
 
E adesso, ecco a voi l'intervista :)
 
Ciao Gianluca e benvenuto su Pagine delle nostre vite.

Ciao! 

Cominciamo questa intervista parlando un po'di te. 

Nella biografia ci hai già raccontato come ti sei avvicinato alla scrittura. Cosa scrivevi agli inizi?

All'inizio, come ho detto, scrivevo a scuola ed in particolare i classici temi che venivano assegnati in classe ma sopratutto nel corso delle scuole medie amavo cimentarmi con i fatti di cronaca nera.
 
Nella tua carriera scolastica, racconti, non tutti gli insegnanti hanno compreso la tua creatività. Hai qualche aneddoto da raccontarci a proposito?

Amando così tanto i fatti di cronaca nera, non perdevo occasione per scrivere temi in stile giornalistico ma alle medie avevo una professoressa che spesso mi contestava questo aspetto preferendo che mi cimentassi in argomenti più in linea con l'età che avevo ma sinceramente li consideravo noiosi. 

Quanto pensi che sia importante, per un docente, la capacità di estrapolare le migliori qualità dai propri studenti?
Il docente si dovrebbe considerare una figura di riferimento per tutti gli studenti in grado di educare e responsabilizzare le giovani menti abituandole al mondo. Purtroppo spesso non è così poiché molti docenti attuali non sono in grado di svolgere il compito al quale son chiamati e questo sta facendo si che la scuola italiana sta lentamente andando alla deriva e questo fa si che i giovani siano senza basi e senza riferimenti.

Veniamo alla tua opera, una raccolta di racconti horror. Perché hai scelto proprio questa forma e proprio questo genere?
Ho voluto dare vita a personaggi che ho sempre immaginato nella mia mente ed in piena linea con la mia passione per l'horror è nata questa raccolta di racconti ideati che anche per far riflettere.

I tuoi racconti non sono solo horror, ma affrontano anche tematiche sociali. Cosa ti terrorizza di più nel mondo che ci circonda?
I miei racconti trattano le tematiche della mancanza di libertà di alcune persone che non significa necessariamente che siano chiuse in una stanza ma anche la chiusura mentale che se vogliamo in alcuni individui è più pericolosa della prigionia in se. Del mondo che ci circonda mi fanno paura le persone capaci di compiere meschinità nei confronti del prossimo, tematica che tra l'altro ho raccontato nel mio libro.

 Qual è il racconto del quale sei più soddisfatto, e quale quello invece che più hai faticato a scrivere?
Il racconto del quale son più soddisfatto è sicuramente il "Killer" che racconta la storia di un uomo tormentato dal bisogno di uccidere che lo fa sentire invincibile ma che se da una parte lo esalta, dall'altra lo conduce in un labirinto di vicende capace di far perdere la testa a chiunque.

Il racconto invece che ho faticato di più a scrivere è la storia de "La bella e la bestia" vissuta però ai giorni nostri in quanto ho sempre preferito scrivere racconti di mio pugno partendo da zero ma mi son voluto cimentare nell'arte del "remake". 

Grazie per aver parlato con noi di Pagine delle nostre vite e in bocca al lupo per il tuo libro.

Grazie a voi per il tempo e lo spazio concessomi!

venerdì 29 maggio 2015

Non abbiate FIFA della Guerra Fredda, ossia: un after a base di McDonald e vodka

A volte ho l'impressione che la storiografia sia troppo categorica nello stabilire date d'inizio e di fine di alcuni eventi storici.
 Ma partiamo dall'attualità. Sicuramente tutti voi siete a conoscenza dell'enorme scandalo che in questi giorni ha colpito la FIFA e il suo presidente, Blatter. Accuse di tangenti, corruzione e altro ancora. Cose che in realtà già tutti pensavano, ma nessuno poteva affermare con certezza. Ora invece è stato ufficialmente aperto il vaso di Pandora del calcio mondiale, e potrebbero saltare molte teste, a cominciare da quella di Blatter.
 Ora, tutto questo scandalo dovrebbe riguardare solo i vertici del calcio mondiale, a rigor di logica. E invece no. Il terremoto FIFA ha scosso addirittura la diplomazia internazionale, segno ormai di come l'idea di sciogliere il calcio (e lo sport in generale) dalla politica sia diventata un'irraggiungibile utopia. Putin ha già accusato gli Stati Uniti di aver fatto partire questa inchiesta per boicottare i mondiali del 2018 che si disputeranno, guarda caso, proprio nella Madre Patria Russia.
 Oh, sia chiaro. Questa non è assolutamente una novità. Nelle grandi manifestazioni sportive è stata sempre proiettata la mania di grandezza degli stati organizzatori. E gli avversari le hanno spesso boicottate e sono nati i problemi. Gli esempi sono innumerevoli. Hitler organizzò le olimpiadi del '36 a Berlino a scopo puramente propagandistico. Tant'è vero che lui, all'inizio, non era nemmeno convinto di volersi prendere questa briga, ma fu convinto da Goebbels che, pensa un po'la combinazione, era il suo ministro della propaganda. Le olimpiadi di Mosca del 1980 furono boicottate dagli Stati Uniti in risposta all'attacco sovietico dell'Afghanistan. I giochi olimpici di Los Angeles del 1984, a loro volta, vennero sabotati dell'Urss per rispondere all'affronto subito nel 1980.
 Non bisogna meravigliarsi, quindi, se un evento sportivo diventa una proiezione delle relazioni diplomatiche internazionali.
 E allora perché quella considerazione iniziale?
 Perché, fateci caso, da quando è crollato il muro di Berlino sono sempre sorti incidenti diplomatici fra Russia e Stati Uniti. Sulla questione dell'Ucraina, sul nucleare in Iran, sull'intervento in Libia, sull'invasione degli spazi aerei e l'elenco potrebbe continuare ancora. Ma come? La guerre fredda non era finita con il crollo del muro di Berlino? Dopo tale evento i rappresentanti diplomatici delle due parti non si erano incontrati per fare un bell'after a base di panini dl McDonald e vodka a ottanta grandi e chiedersi scusa per quarantacinque anni di scontri?
 Evidentemente no. A mio modo di vedere la guerra fredda non è mai terminata davvero.
 Come, allo stesso modo, il comunismo non è mai caduto. Parto da un presupposto. In realtà il comunismo originale (quello di Marx) non si è mai davvero realizzato. Non è mai nato, in sostanza. E del resto un'utopia è per definizione irrealizzabile: l'idea comunista di Marx ha avuto bisogno, nel tempo, di diverse modifiche. E queste ultime sono state apportate soprattutto da Gramsci e dai sociologi della scuola di Francoforte.
 Sono nate e si sono diffuse, fino al 1989, delle forme di comunismo molto diverse dal capitalismo, sul piano ideologico, ma non troppo dissimili dalle dittature di destra virali in Europa fra gli anni '20 e gli anni '40. E dopo la distruzione dell'URSS il comunismo, almeno a mio modo di vedere, non è morto: ha semplicemente traslocato. In luoghi di importanza strategica dove continua a determinare le sorti del mondo. E'vero, attualmente il comunismo è "di stato" solo in pochissimi paesi. Tra questi paesi, però, ci sono la Cina e la Corea del Nord. Che, forse, sono abbastanza importanti per gli equilibri internazionali su questo pianeta.
 Ma Blatter, alla fine, verrà rieletto? Nessuno lo sa. Gli USA riusciranno a boicottare i mondiali in Russia (ammesso che sia davvero come dice Putin)? Nessuno può dirlo. Ma da canto mio affermo una cosa: quando la tensione USA-Russia sulla FIFA sarà terminata, non aspettatevi un after a base di McDonald e vodka

sabato 23 maggio 2015

Intervista a Manou Hanoi Segura, autrice di "Ethernia - L'angolo dell'oblio"

 Ciao a tutti, miei amati seguaci :) Oggi il nostro blog ha il piacere di ospitare Manou Hanoi Segura, dominicana naturalizzata italiana e autrice del romanzo "Ethernia - L'angolo dell'oblio". Le abbiamo rivolto qualche domanda sul suo libro e sulla sua vita in generale. Ecco a voi cosa ci ha risposto.

 

Ciao Manou, e benvenuta nel blog Pagine delle Nostre vite. Dalla tua biografia emerge che sei dominicana. Una prima domanda, quindi, è d'obbligo: quali differenze noti fra il mondo culturale dominicano e quello italiano? 

Grazie Andrea per l’opportunità. Sì, sono nata a Santo Domingo, anche se ormai sono naturalizzata italiana da molto. Bella la tua domanda. Molti credono che la nostra cultura, per il fatto di essere molto giovane, non sia all’altezza di quella europea. Invece ti posso dire che nel paese ci sono molti progetti che contribuiscono a promuovere l’arte dominicana tanto nel proprio territorio quanto all’estero. Abbiamo nomi famosi nel mondo. Potrei farti qualche esempio, solo per vantarmi un po’. Nel campo della moda (Oscar della Renta), pittura (Candido Bidò), scrittori (Joaquin Balaguer) e poetesse (Salomé Ureña). Ho lasciato un molti nomi ma questi sono i più rappresentativi. Comunque non dimentico i settori dello spettacolo, del cinema e della musica. Certo, c’è anche da noi il problema del monopolio dei “grandi ma non siamo da meno in Italia, o no? 

Sei anche un'appassionata pittrice. Che legami trovi fra le due forme d'arte alle quali ti dedichi, la scrittura e la pittura? 

Mi sono avvicinata alla pittura prima ancora d’incominciare a scrivere, ho sempre avuto una sorta di dono per il disegno. La scrittura è stata una normale conseguenza di questo dono. Mi spiego. Quando immaginavo i miei personaggi e i paesaggi che ruotavano intorno ad essi iniziavo a creare la storia della vita che si svolgeva nel loro mondo. Non so se anche per altri succede lo stesso, ma è questa la mia esperienza.  

 Veniamo adesso al tuo romanzo, "Ethernia - L'angolo dell'oblio". In che genere lo inquadreresti? 

È senza dubbio un fantasy, dal mio punto di vista non tanto tradizionale. Quando lo leggerete, mi darete la vostra opinione. 

Come ti è venuta l'ispirazione per questa opera? 

A costo di sembrare banale, devo confessare che ho sognato tutta la storia. Addirittura non ho iniziato a scriverla subito ma  solo dopo che raccontai a mio marito la trama e lui m’incoraggiò a buttare giù qualche riga e adesso eccomi qui. 

Quali sono le tue letture preferite? Ci sono degli autori che ti hanno ispirata nella stesura della storia? 

Io senza dubbio amo il fantasy, ma posso passare tranquillamente dal thriller all’horror. Inutile dire che amo Tolkien senza scordare che mi sento parte della generazione Potter. Leggo e adoro Faletti, Stephen King, Allan Poe e John Grisham. La lista è lunga. 

Dacci una piccolissima anticipazione sulla trama del romanzo e sui suoi temi principali. 

Allora sarà piccola all’interno della mia storia fantasy ho voluto intrecciare momenti di fantasia con aspetti normali di vita, con i suoi alti e bassi, con gli intrighi e gli ostacoli che ci possiamo trovare nella quotidianità. Sappiamo tutti che nella realtà il lieto fine non è sempre scontato e anche in Ethernia ci troviamo nel bel mezzo di una lotta di potere che porta a una madre a sacrificare la propria famiglia per il bene del suo mondo, quello che non immagina che il male cresce nel centro nevralgico dell’Impero. 

Il fantasy italiano è un genere guardato sempre con sospetto. Come mai, secondo te? Cosa diresti ai lettori per convincerli a comprare il tuo libro e ad aprirsi a questo genere? 

In Italia si legge il fantasy e, anche se oramai non è proprio cosi, molti lo vedono come un genere per ragazzi o di un settore dove scrittori straniere hanno molta più qualità. Per me questo è pregiudizievole e anche sbagliato.  In Italia abbiamo validi autori fantasy che non hanno niente da invidiare a quegli esteri. 

Ai lettori io consiglierei di dare un’opportunità a questo genere che ci ha rapito da piccoli, che ci ha fatto sognare o anche innamorare. Non dimentichiamo che molti di noi siamo cresciuti con Alice, Narnia o il Signore degli anelli per citare quelli più noti. 

Come sei entrata in contatto con la tua casa editrice, Lettere Animate? 

In realtà, non è stato molto difficile. Ho preparato un file con una presentazione e una sinossi e mi sono proposta a loro sperando in meglio. Qualcosa di buono ha trovato Roberto Incagnoli nella storia poiché noi adesso stiamo parlando di Ethernia come una realtà e non più come un sogno. 

Il tuo romanzo fa parte di una serie? Hai altri titoli nel cassetto? 

Sì, in principio l’avevo pensata lunga sette libri ma con il tempo sono arrivata a creare qualcosa molto più realistico come una trilogia. Fino ad adesso ho pensato alla Discendenza (che ho iniziato a scrivere), Sirenia e La Maledizione del pugnale porpora.  

Io sempre ho detto che i miei personaggi hanno una personalità molto indipendente, magari domani loro decideranno diversamente. Staremmo a vedere. Io continuerò a sognare. 

Quali prospettive, secondo te, per il mondo editoriale italiano? Si uscirà in qualche modo da questa crisi dei lettori? 

La crisi del mondo editoriale italiano, secondo me, è anche collegata alla chiusura mentale di quelli che dirigono da dietro le quinte. Pensano che il digitale non arriverà mai a vendere come il cartaceo o che solo gli scrittori di una certa fama sono un investimento sicuro, lasciando da parte tanti esordienti che possono tranquillamente competere in qualità e creatività. Vendono ai lettori una linea di pensiero che cammina a pari passi con la quantità di soldi investiti nella loro immagine. Tocca a loro togliersi questa benda senza senso e leggere in totale libertà. 

È per quello che tanti ci avviciniamo alle piccole realtà editoriali per prendere una boccata d’aria fresca e trovare autori che altrimenti non riuscirebbero a emergere, come me. 

 Grazie mille per la tua disponibilità e in bocca al lupo per il tuo romanzo. 

 Grazie a te Andrea e mi auguro che Ethernia piaccia ai lettori fantasy ma non solo.

giovedì 21 maggio 2015

Salone del Libro 2015: un piccolo resoconto

E così, di ritorno dal Salone del Libro di quest'anno, non potevo non scrivere un breve resoconto dell'esperienza di quest'anno. Un'esperienza che, per certi versi, mi è parsa migliore rispetto a quella dell'anno precedente. Ma andiamo con ordine.
 Davanti al Lingotto, tanta gente, per parafrasare una celebre canzone di Venditti. Io mi sono recato al Salone sia sabato che domenica, ma non in orari di punta, quindi le file che ho dovuto fare io erano tollerabili. Dentro, rispetto all'anno scorso, si nota già una grossa differenza: si circola molto meglio, anche negli orari di maggiore affluenza. Nel 2014 ricordo che bisognava fare a cazzotti per l'aria; quest'anno, invece, la circolazione all'interno del polo fieristico mi è sembrata decisamente organizzata meglio, e questo ha permesso, almeno secondo me, una maggiore godibilità dell'evento in generale.
 Prima di parlare del succo del discorso, ossia gli stand, qualche parola per quello che riguarda i servizi. I bagni mi sono sembrati ben curati e puliti, ma è anche vero che mi ci sono recato una sola volta ed era verso metà mattinata. Al Salone non ho acquistato cibo, ma ho sentito diverse lamentele sul servizio di ristorazione. Ma diciamoci anche la verità: al Salone non si va per mangiare. Si va per i libri.
 E qua entriamo nel cuore del discorso. Al Salone ho conosciuto due case editrici delle quali mi sono innamorato. La prima è La Spiga, la seconda è Iperborea. La prima pubblica, a quanto mi è parso, edizione economiche di grandi classici, e sono riuscito ad acquistare ventuno libri di detta La Spiga a cinque euro. Esatto. Cinque euro, si trattava di un'offerta chiaramente. La seconda pubblica solo autori nordici e mi ha colpito subito per il formato dei suoi libri. A mattone mi sembra la definizione che meglio aderisce alla realtà. E mi è piaciuto. E quando ho chiesto alla commessa dello stand, una ragazza giovane e gentilissima, il motivo di tale scelta lei mi ha risposto:"E' il nostro marchio di fabbrica, è un segno attraverso il quale ci distinguiamo". Ed è una scelta azzeccata: già so che la prossima volta che vorrò leggere un libro di un autore nordeuropeo mi rivolgerò a Iperborea.
 A farla da padrone sono state però, come al solito, le grosse case editrici. Gli stand delle varie Feltrinelli, Mondadori, Adelphi, Garzanti erano sempre superaffollati e la gente che vi entrava ne usciva sempre con qualche libro. Il che non è male: qualsiasi cosa si legga, basta che si legga. Mi è dispiaciuto però dover constatare che le grandi case editrici, come monopolizzano il mercato, monopolizzano anche le fiere, cioè gli spazi in cui dovrebbero cercare di emergere la non-major. Ma questo dipende anche da un comportamento errato da parte del pubblico: che senso ha andare al Salone del Libro ed entrare solamente negli stand delle major, quando i libri di queste ultime si trovano in qualsiasi libreria d'Italia? Non sarebbe meglio sfruttare la circostanza per conoscere piccole realtà di qualità?
 Incontri, tanti e interessanti. Per mancanza di tempo ho potuto assistere solo a due presentazioni, ma gli ospiti di quest'anno erano di tutto rispetto. A proposito di ospiti: ma dov'erano il Lazio e la Germania, rispettivamente regione e nazione ospite? Allo stand della regione Lazio ho assistito a un incontro con Mauro Covacich, molto intCalvino, Moravia e Sciascia. Ma la Germania? Mi è sembrata forse un po'assente. Ecco, forse un neo del Salone del Libro di quest'anno è stato quello di non aver dato la giusta enfasi alla nazione ospite.
eressante, sul bene e sul male nelle opere di
 In ogni caso, un appuntamento a cui non mancare anche l'anno prossimo.

mercoledì 13 maggio 2015

Recensione "I due volti di Nuova Delhi" di Anna Rita Tranfici

Ma come? Non avevo detto che non facevo recensioni? No. Avevo detto che non avrei fatto recensioni su richiesta.
Ma come? Non avevo detto che in questo periodo ero oberato di studio? Esatto, ma ciò non mi ha comunque tolto la possibilità di leggere un racconto breve che mi ha colpito veramente molto. Si tratta di "I due volti di Nuova Delhi", di Anna Rita Tranfici. Ecco a voi la mia recensione del libro :)
 
Esistono racconti brevi che sono in grado di lasciarti emozioni più intense di un romanzo di centinaia e centinaia di pagine. Questo è senza dubbio il caso di "I due volti di Nuova Delhi", scritto da Anna Rita Tranfici e pubblicato da Lettere Animate. Un racconto che, pur nella sua brevità, dimostra tutta la sensibilità e la maestria nello scrivere dell'autrice.

 Ma andiamo con ordine.

 La storia, come ben si capisce dal titolo, è ambientata in India. Ora, chi scrive, o chi c'ha provato almeno una volta, sa bene che il primo mezzo per attirare l'attenzione del lettore è l'incipit. E l'incipit de "I due volti di Nuova Delhi" colpisce subito.

"Kajal assaporò il gusto amaro della vita proprio nel momento in cui essa le stava regalando il suo frutto più dolce".

 Due domande sorgono spontanee: qual è il gusto amaro della vita nel racconto della Tranfici? E quale, invece, il frutto più dolce? Partendo da quest'ultimo, diciamo subito che si tratta di una storia d'amore. Kajal, la protagonista, si innamora infatti di un mercante di stoffe, Kiran. I due si conoscono al mercato, quando il giovane, tagliando la strada alla ragazza sulla strada che la riportava a casa, le consegna un pacchetto. Al suo interno c'è della stoffa preziosissima, che Kajal non aveva potuto acquistare. La storia d'amore nascosta dei due giovani comincia così.

 E il gusto amaro? Non lo sveliamo. Si tratta di un evento traumatico, che dipinge alla perfezione non solo i due volti della vita, ma anche i due volti dell'India, una nazione affascinante a metà strada fra il progresso filo-occidentale e l'ancoraggio alle tradizioni millenarie.

 E Anna Rita Tranfici questa Nuova Delhi ce la fa vedere, anzi, ce la fa quasi toccare con mano, con le sue descrizioni minuziose, che però non appesantiscono mai il filo della narrazione. Linguaggio quasi perfetto, ho notato un unico refuso sicuramente frutto di semplice distrazione. Certo, vale la solita regola per cui è difficile affezionarsi ai personaggi quando i racconti sono così brevi, ma questo non è un aspetto che mi ha guastato la lettura. Anzi, pur nella brevità dello scritto, la forza di questo racconto sta proprio nella sua capacità di rimanerti appiccicato addosso, una volta spento lo schermo.

 Alla fine della lettura, "I due volti Nuova Delhi" mi ha lasciato una certa malinconia, per quello che racconta, e la consapevolezza che fra gli esordienti italiani ce ne sono alcuni che meriterebbero spazi più ampi.  
 Un racconto al quale, se ne avessi l'opportunità, assegnerei 5 stelle su 5. Ma non ho ancora i mezzi grafici per una cosa del genere. Mi attrezzerò.

domenica 10 maggio 2015

Questo post non ha molta importanza

E'solo un pretesto per lamentarmi della vita che sto facendo in questo periodo. Ossia la dannata vita degli studenti universitari che preparano quattro esami alla volta. Brutta storia, preparare inglese, sociologia, economia politica e diritto privato insieme. Ma sopravviverò(forse).

venerdì 8 maggio 2015

"Il ritratto" di Irene Milani: segnalazione

 
Buongiorno a tutti, signori e signore. Oggi vi presento un altro romanzo, "Il ritratto", scritto da Irene Milani e pubblicato da Lettere Animate. Un libro che miscela sapientemente aspetti del sentimentale, del thriller e dello storico. Un'opera che vale la pena che venga letta. Lascio sinossi, dati e biografia dell'autrice. Approfondite, approfondite, non rimarrete delusi.





- Autrice: Irene Milani
- Titolo del libro: Il ritratto
- Genere: “rosa”, joung adult
- Editore: Lettere Animate
- Uscita: dicembre 2014
- Numero pagine: 226
- Prezzo e-book: 1,99, cartaceo disponibile tra breve

Il libro si può definire autoconclusivo ma è in valutazione della casa editrice il seguito



- Sinossi: Isolde, liceale trentina, appassionata di disegno e fotografia, durante una passeggiata ritrae il volto di un ragazzo sconosciuto; questo fatto apparentemente inspiegabile sembra portare una ventata di mistero nella sua routine quotidiana. Incredibilmente quel giovane si presenta in carne ed ossa proprio il giorno successivo: è il suo nuovo compagno di classe, appena trasferitosi dalla Germania. Isolde pur attratta da Tristan, così si chiama il nuovo arrivato, e dal mistero che lo circonda, accetta la corte di Christopher in una sorta di gioco delle coppie organizzato dalle compagne in previsione della gita scolastica a Praga.

Isolde e Tristan, il quale mantiene un atteggiamento ambivalente nei confronti della ragazza, alternando freddezza a momenti di condivisione, si trovano a lavorare insieme per preparare un progetto scolastico, iniziando a conoscersi meglio. Durante un pomeriggio di studio il ragazzo, messo alle strette, confessa a Isolde il motivo del suo comportamento: la sua famiglia e quella di lei sono divise da un antico rancore, legato alla morte violenta del nonno biologico, che la giovane non conosceva neppure, in un eccidio perpetrato dai nazisti. Isolde è combattuta tra l’attrazione per Tristan, impossibile se non a costo di ferire i propri familiari, e il legame nascente con Christopher, col quale inizia ad uscire in qualità di amico. La gita a Praga vede risolversi, almeno in apparenza, il dilemma di Isolde: sceglie di fidarsi di Chris e di iniziare con lui una storia d’amore, pur essendo ancora legata a Tristan.

Nonostante il rapporto con Chris continui senza problemi, Isolde non riesce a togliersi dalla testa Tristan, anche se il ragazzo fa di tutto per tenerla a distanza. Isolde passa la notte con Chris ma, dopo la sua prima volta, inizia a sentirsi più distante dal fidanzato che sembra aver cambiato atteggiamento. Per il compleanno di Isolde i nonni, presso cui abita, le permettono di fare una festa con tutti i compagni: unici assenti il fidanzato, impegnato in una partita di calcio, e “il reietto” Tristan, malvoluto dalla famiglia di lei. Gli esami di maturità prima e le vacanze poi sembrano aumentare la distanza tra Isolde e il fidanzato che, in Spagna con gli amici, la tradisce. Isolde tronca la relazione con Chris ma, proprio dopo aver incontrato Tristan durante i test di ammissione all’università, scopre che il fidanzato si era messo con lei solo per una bieca scommessa tra amici. Sconvolta dalla notizia corre senza meta fino a ritrovarsi nel luogo dove, parecchi mesi prima, aveva ritratto Tristan; lì lui la raggiunge e dopo un chiarimento a discapito dei buoni propositi di restare lontani capiscono che il legame che li unisce è più forte del rancore delle due famiglie e iniziano una relazione clandestina.

Sinossi (breve): 1)  Cosa può nascondersi dietro un disegno apparentemente inspiegabile? Quali segreti e bugie può far scoprire l’incontro con un ragazzo misterioso quanto affascinante? È quello che dovrà scoprire Isolde, diciottenne trentina alle prese con le conseguenze della separazione dei genitori, con il trasferimento in una nuova città e in una nuova scuola alla vigilia della maturità, lontana dalle amiche del cuore, e con la prima delusione d’amore. Nonostante il momento difficile saprà reagire e affermare la propria personalità, a dispetto di quanto gli altri vorrebbero imporle, per vivere una vita non schiava dei fantasmi del passato.

 


- Biografia dell'autrice:
Sono nata a Milano nel1977, dove ho vissuto fino a quando mi sono sposata. Ora vivo in provincia di Como dove sono moglie, mamma, insegnante e scrittrice esordiente. Fin da bambina ho sempre amato molto leggere ma non mi ero mai cimentata nella scrittura. Da una decina d’anni ho iniziato a scrivere romanzi e racconti, alcuni dei quali premiati in concorsi. Il Ritratto è il primo romanzo pubblicato.


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